Don Giorgio De Capitani è un prete molto particolare, uno che non le manda a dire. Intervistato da La7 ne ha per tutti, in particolar modo prende di mira l’ipocrisia della Chiesa su grandi temi come aborto, preservativo e testamento biologico. Anche la presa di posizione troppo morbida del Vaticano nei confronti dello stile di vita un po’ “allegro” del Presidente del Consiglio, del suo modo di concepire lo Stato, la Giustizia, il rapporto uomo-donna è oggetto delle sue critiche. Insomma, se pensavate che Rosy Bindi incarnasse l’esempio del cattolico antiberlusconista senza se e senza ma, dovrete ricredervi. Colpisce l’uso di espressioni colorite che di solito si fatica a sentire in bocca a un prete. Don Giorgio si spinge là dove quasi nessuno era arrivato (in quanto a personaggi in qualche modo pubblici, almeno, o comunque dotati di un certo seguito e passati in televisione) arrivando ad augurare un ictus a Berlusconi. Nel nome di Dio. La macchina propagandistica filoberlusconiana ovviamente non è rimasta a guardare, e il coraggioso, quasi folle prete, è stato subito bacchettato da Libero (ma, a naso, sarà dura trovargli scheletri nell’armadio come per Boffo). Personalmente, pur apprezzando la schiettezza dell’esponente del clero in questione, mi chiedo innanzitutto che cosa ci faccia ancora in un’organizzazione, la Chiesa, della quale ha la considerazione che traspare nelle sue interviste (quella a La7 non è la prima, cercate un po’ su YouTube). Credo si possa essere cristiani o credenti anche senza essere cattolici, e quindi contribuire al mantenimento di una macchina ingorda solo di soldi e potere. In secondo luogo, non auguro la morte a Berlusconi, per quanto i miei bassi istinti mi porterebbero a farlo. Sarebbe una soluzione facile, sì, ma credo che non estirperebbe l’eredità più pesante che l’attuale premier ci ha lasciato. Quell’eredità culturale chiamata berlusconismo, fatta di arroganza, superficialità, uso spregiudicato della cosa pubblica ai fini personali, sfacciataggine, volgarità (nel senso più deteriore e becero del termine), di una malata mancanza di rispetto per la donna, le istituzioni, e non solo. Il danno più grande Berlusconi lo ha già fatto, cambiandoci, e bisognerà lavorare a lungo sul Paese, e su noi stessi, per portare alla finalmente luce un’Italia migliore, nella quale vivere, e per la quale valga la pena lottare.