Siamo a Bologna, la giornata è quella di ieri, 8 maggio. Piazza Maggiore è blindata per il comizio della Lega Nord, come al solito a base di “dagli all’extracomunitario” e di razzismo più o meno velato. Le provocazioni partono dai militanti di destra, mentre quelli di sinistra non reagiscono. Ciononostante, le forze dell’ordine caricano i contestatori e un ragazzo viene ferito e fermato. Colpevole soltanto di aver gridato, di aver contestato il potere. Il potere becero di questi leghisti che stanno rovinando, spaccando e rendendo più egoista l’Italia. Una Lega ormai così poco di piazza e di lotta, così abituata alle comodità del potere che se la fa sotto per un’innocua contestazione di piazza, che in una normale democrazia verrebbe percepita come un fatto normalissimo, anzi, addirittura salutare. Reprimere il dissenso quando il popolo si trova ormai con l’acqua alla gola è pericoloso, e può portare a veri atti di violenza, perché dare addosso all’affamato e all’oppresso che osa lamentarsi è ovviamente controproducente dal punto di vista del mantenimento dell’ordine. Come pure lo è la difesa a oltranza, da parte dei leghisti, di un personaggio pluriinquisito e improponibile come Silvio Berlusconi. Intendiamoci, le forze dell’ordine sono in gran parte costituite da persone che si fanno un mazzo così, spesso lavorando per pochi denari, in condizioni difficili. Però è innegabile che tra di loro si annidino delle mele marce e dei fascistoni mica male, come il processo per i fatti del G8 di Genova ha dimostrato.