2nd Luglio 2011

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È stato sugli scudi ultimamente in quanto alfiere dell’acqua da privatizzare a tutti i costi. E dall’ardore profuso nella campagna viene quasi da dubitare che fosse solo per una questione ideologica (è notoriamente uno dei più convinti neoliberisti tra i berluscones), chissà che non ci fosse anche qualche tornaconto personale. L’eccentrico Oscar Giannino, uno dei personaggi più noti di Radio 24, interpellato sull’emergenza Napoli, sembra quasi imitare Borghezio o qualche altro leghista, invocando l’intervento del Vesuvio come unica soluzione per risvegliare la coscienza civile della città e portare i napoletani sulla via della legalità. Naturalmente poi il buffo ometto dice che era una provocazione (un classico, ogni volta che si apre bocca e le si dà fiato per tirare fuori una cappellata). L’eruzione del Vesuvio come metafora, insomma, come evento tragico che possa portare a una rinascita. Peccato che la differenza con gli ultrà beceri che vanno allo stadio urlando slogan simili nei confronti dei tifosi avversari sia molto sottile. E che il segnale di rinnovamento, molto forte invero, che auspica Giannino sia già stato dato dai partenopei con l’elezione plebiscitaria del sindaco De Magistris, una persona onesta, integerrima e con un forte senso della legalità, arcinemico dei vari Cosentino, Cozzolino, ecc. C’è il problema, è vero della metà di Napoli che non è andata a votare, nella quale si annidano non solo gli sfiduciati, ma una minoranza forte e coriacea che usa altri mezzi per imporre la propria volontà a tutti (e ci sono anche quelli che buttano i rifiuti per le strade come azione contro il nuovo sindaco). Ma pensare che solo la morte indiscriminata di un certo numero di persone possa portare a un cambiamento è da pazzi, oltreché sottilmente (ma neanche tanto) razzista.